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Finita la Grande Guerra, il calcio ripartì in Italia con la stagione
1919-20. Al Campionato dell’Alta Italia si iscrissero 67 squadre, perciò il
torneo venne diviso in gironi e campionati interregionali (come i Gironi
Piemontese o Lombardo, con ogni girone diviso in gruppi). La Juventus,
campione della Regione Piemonte, concluse quel campionato al secondo posto
nel girone finale, grazie soprattutto al portiere Giovanni Giacone ed ai
terzini Osvaldo Novo e Antonio Bruna, i primi calciatori della società
bianconera a giocare in Nazionale, nella partita Svizzera-Italia 3-0 del 28
marzo 1920 disputatasi a Roma. Con il poeta e letterato Corrado Corradini
(autore, tra l'altro, dell'Inno Ufficiale della Società utilizzato fino agli
anni Sessanta) eletto nuovo presidente del club, nella stagione 1920-21 i
bianconeri si iscrissero al Campionato della Confederazione Calcistica
Italiana (C.C.I.), un settore dissidente della Federazione Giuoco Calcio
FIGC (alla quale si iscrissero ben 88 squadre). La scissione fu il risultato
delle proteste delle squadre più rinomate che mal digerivano l'eccessivo
affollamento dei tornei. La Juve chiuse la stagione al quarto posto del
Girone Nord e al sesto del gruppo finale.
Il numero dei tifosi juventini, nel frattempo, crebbe: il 19 ottobre 1922
(vittoria per 4-0 contro il Modena), con Gino Olivetti a capo della
Juventus, venne inaugurato lo Stadio di Corso Marsiglia, con 15.000 posti fu
il primo stadio d’Italia costruito in cemento armato, considerato all'epoca
un "gioiello di ingegneria".
Il 24 luglio 1923, la famiglia Agnelli entrò a far parte della Juve con
Edoardo, figlio del fondatore della FIAT (Fabbrica Italiana Automobili
Torino), eletto nuovo presidente in sostituzione di Olivetti. È l’inizio del
famoso sodalizio tra Juventus e FIAT, ed è la nascita del cosiddetto Stile
Juve: "eleganza, professionalità e mentalità vincente". In quell’anno la
squadra fu quinta nel Girone B della Lega Nord e giunse al sesto posto del
Gruppo Eliminatorio del Campionato Nazionale: fu l'anno di debutto per
Giampiero Combi, uno dei più grandi portieri di tutti i tempi, in una
squadra che disponeva già di calciatori del calibro di Virginio Rosetta,
Federico Munerati, Aldo Giuseppe Borel I, Carlo Bigatto I e Giuseppe Grabbi.
Intanto arrivarono anche il primo vero e proprio allenatore della storia
bianconera, Jeno Karoly (prima di lui era di solito chi ricopriva il ruolo
di capitano a fare da coordinatore all'interno della squadra), e la mezz'ala
sinistra Férénc Hirzer (capocanniere nella stagione 1925-26 con 35 reti in
26 partite), entrambi ungheresi.
Nel 1926, la Vecchia Signora, rafforzata con il giocatore ungherese Jószef
Viola, vinse il suo secondo scudetto, ventuno anni dopo il primo successo.
La Juventus affrontò nella finale l'Alba Trastevere, vincendo largamente sia
all'andata per 7-1, sia al ritorno per 5-0.
Nel 1928, a causa delle leggi fasciste dell’epoca, la Juve è costretta a
cedere Hirzer (sostituito da Ceverini III) e chiuse la stagione al terzo
posto del girone finale del campionato. Dopo le Olimpiadi di Amsterdam,
approdò al club torinese Umberto Caligaris, che, con Combi e Rosetta, formò
il famoso trio difensivo della Juventus e della Nazionale di calcio italiana
negli anni Trenta, una delle più forti difese di tutti i tempi.
L'anno 1929 registrò l'istituzione del Campionato a Girone Unico, ovvero la
nascita della Serie A, a 18 squadre. Nella stagione 1929-30 la Juventus
chiuse il campionato al terzo posto, segnando 78 reti. Purtroppo, così come
quella precedente (in cui morì a 24 anni per aneurisma il mediano Monticone),
fu una stagione segnata dal dolore (Karoly morì di infarto alla fine del
campionato). In quell’anno la Juventus arrivò, nella sua prima
partecipazione, fino ai quarti di finale della Coppa dell'Europa Centrale.
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Fonte: Wikipedia
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