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L'anno successivo, la società bianconera si rafforzò con l'allenatore Carlo
Carcano e l'interno Giovanni Ferrari, entrambi provenienti dall'Alessandria,
e cominciò a dimostrare di essere la nuova, vera potenza calcistica
dell'epoca, dando il via ad un grande ciclo vincente che li portò a
conquistare cinque titoli nazionali consecutivi dalla stagione 1930-31 al
1934-35 (record eguagliato in Italia solo dal Grande Torino, nel corso degli
anni quaranta del secolo passato), grazie a grandi giocatori come il trio
d’origine argentino Renato Cesarini, Raimundo Orsi e Luis Monti, oltre al
mediano Luigi Bertolini.
Nella stagione 1930-31, con 79 reti e 55 punti, la Juve vinse lo scudetto
con quattro lunghezze di vantaggio sulla Roma. Il 1931 è stato anche l'anno
della cosiddetta “zona Cesarini”. La stagione successiva, con 97 reti ed un
eccezionale girone di ritorno, staccò, sempre di quattro punti, il Bologna,
stabilendo il record di 10 vittorie consecutive. Nella stagione 1932-33, con
94 reti, nonostante i sconfitte contro l’Ambrosiana e il Napoli di Sallustro
e Vojak (ex bianconero) all'inizio del campionato, vinse il scudetto con
otto punti in più rispetto all'Ambrosiana. L'incontro chiave, il 18 dicembre
1932 contro i nerazzurri, a Torino, si giocò con presenza di 14 mila
spettatori allo stadio e un incasso di 140 mila lire. Il giovane Felice
Placido Borel II (detto Farfallino) realizzò 29 reti in quel campionato e 32
nel campionato successivo (miglior cannoniere stagionale della storia
juventina in Serie A).
Precisamente nel 1933, la Juventus fece il suo primo ingresso allo Stadio
Comunale (l'attuale Stadio Olimpico, all'epoca ribattezzato come Stadio
Municipale "Benito Mussolini"), costruito per ospitare i Giochi Universitari
Mondiali e utilizzato dalla squadra sino alla vittoria nella finale della
Coppa UEFA della stagione 1989-90.
Nella stagione 1933-34, con 98 reti e 54 punti (uno in meno della stagione
precedente), la Juventus, rafforzata con Teobaldo Depetrini, che diventerà
un punto di forza, batté nuovamente l'Ambrosiana.
Nello stesso anno, la Nazionale (soprannominata “Nazio-Juve”) partecipò ai
Mondiali di calcio in Italia, vincendo il trofeo con 9 giocatori juventini
tra i convocati. Dopo quel mondiale, il portiere Giampiero Combi (chiamato
alla Squadra Azzurra in extremis dopo che il titolare Ceresoli se era rotto
un braccio) lascia la Signora e l’attività sportiva.
I bianconeri, infine, conclusero il "Quinquennio" nella stagione 1934-35, il
primo campionato a 16 squadre. Con un'età media molto elevata (33 anni di
Monti, Orsi e Caligaris; 32 di Rosetta), la Juve arruola i giovani Alfredo
Foni e Pietro Rava e promuove dal vivaio Guglielmo Gabetto vincendo
all'ultima giornata il suo quinto scudetto di fila con due punti dalla
solita Ambrosiana, seconda.
In panchina, avvicendamento nel dicembre 1935: al posto di Carcano,
subentrano il dirigente Benè Gola e Carlo Bigatto I. A metà stagione, Orsi
lascia la squadra e torna in Argentina.
Le vittorie in Italia consentirono alla Juventus di avvicinarsi alle prime
esperienze in campo internazionale, partecipando alla Coppa dell'Europa
Centrale (o Mitropa Cup, una sorta di "antenata" della Coppa dei Campioni),
approdando in quattro occasioni consecutive alle semifinali del torneo
(dalla stagione 1931-32, seconda partecipazione dei torinesi alla Coppa,
alla stagione 1934-35).
Il 14 luglio 1935 morì in un incidente aereo, davanti al porto di Genova, il
presidente bianconero Edoardo Agnelli. Questo avvenimento, con la partenza
di alcuni altre campioni come Cesarini e Ferrari, influì negativamente sul
rendimento della squadra, che chiuse il campionato al 5° posto, con Virginio
Rosetta come giocatore-allenatore.
Sul finire degli anni trenta del secolo passato, la società bianconera
aggiunse nella sua bacheca soltanto due Coppe Italia: la prima fu ottenuta
al termine della stagione 1937-38, dopo la vittoria finale sul Torino (3-1
per i bianconeri all'andata e 2-1 al ritorno); la seconda arrivò nella
stagione 1941-42 dove, nella doppia finale, la Juventus sconfisse il Milan
(pareggio per 1-1 nell'andata a Milano, netta vittoria per 4-1 a Torino
nella gara di ritorno, con tre reti della stella albanesa Riza Lustha). Nel
1938, i bianconeri si classificarono secondi in campionato a due punti
dall'Ambrosiana Campione d'Italia.
Dodici anni dopo la fine del "Quinquennio" (la prima epoca d’oro nella
storia bianconera), con la sospensione del campionato nel 1944 e nel 1945 a
causa della Seconda Guerra Mondiale, che limitò la possibilità di reclutare
giocatori oltre frontiera alle squadre italiane, soprattutto negli anni
Quaranta, ritornò un membro della famiglia Agnelli alla guida della Juve:
nel 1947 diventò infatti presidente Giovanni Agnelli (uno degli figli di
Edoardo), sostituendo Pietro Dusio, e restò alla guida della società fino al
1953.
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Fonte: Wikipedia
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