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La Signora, rinata come SpA nel 1947, vinse lo scudetto al termine della
stagione 1949-50, a 15 anni dall'ultimo successo, con 100 reti in campionato
e 62 punti, grazie al supporto dal nuovo allenatore, l'inglese Jesse Carver,
e di nuovi campioni, come Carlo Parola, Ermes Muccinelli, i danesi Karl Aage
Praest e John Hansen, ed in particolar modo a Giampiero Boniperti, bandiera
bianconera che smise di giocare alla fine della stagione 1960-61, dopo 444
presenze nella Serie A e 179 reti che ne fanno ancora oggi il secondo
miglior cannoniere della storia della società.
Nella stagione successiva, 1950-51, la Juve arrivò terza in Serie A con 103
reti in campionato. Nel 1951-52, sotto la guida dal ex giocatore ungherese,
György Sárosi, vinse ancora lo scudetto, grazie ad un grande trio d'attacco
formato da Muccinelli, Boniperti e Hansen: le reti realizzate in campionato
furono 98 (19 quelle di Boniperti, il cannoniere) e i punti 60. Quel nono
scudetto consente ai bianconeri di raggiungere il Genoa, che aveva dominato
dal inizio del campionato federale. Nella stagione successiva, la squadra
giunse seconda, dopo la storica vittoria per 8-0 sulla Fiorentina.
Nel 1955 Giovanni Agnelli lasciò, per impegni di lavoro, la presidenza che,
due anni più tardi, passò a suo fratello minore Umberto (Il Dottore, che a
22 anni divenne il più giovane presidente della storia della società
bianconera). Con lui si aprì un nuovo trionfale ciclo di vittorie, con la
società bianconera vincitrice dello scudetto nella stagione 1957-58 grazie
anche a nuovi campioni come il gallese John Charles ed l'argentino di
origini italiane Omar Enrique Sivori (premiato con il Pallone d'Oro nel
1961), e a vecchi campioni come Boniperti. I tre saranno ricordati come Il
Trio Magico, uno degli attacchi più forti di tutti i tempi: 235 reti nel
competizioni ufficiali (201 in Serie A) dalla stagione 1957-58 alla stagione
1960-61.
Per la prima volta, una società italiana di calcio conquistò la Stella d’Oro
al Merito Sportivo, attribuitagli dalla FIGC per avere vinto dieci titoli
nazionali.
Nella stagione 1958-59 la Juve finì terza in campionato, ma vinse la Coppa
Italia battendo in finale l'Inter per 4-1. Nel 1960 conquistò un altro
scudetto (l'undicesimo) e un'altra Coppa Italia (la quarta): fu la prima
"doppietta" della storia bianconera, un record eguagliato solo dal Grande
Torino, dal Napoli e dalla Lazio in tutta la storia del calcio italiano. La
Juventus ormai viene a ragione considerata una delle squadre più prestigiose
della Serie A e anche gli anni 1960 del confermarono questa teoria. La
Signora conquistò altri due scudetti nelle stagioni 1960-61 (con il record
di Sivori, che segnò ben 6 reti nella storica vittoria per 9-1 contro l'Inter,
in cui i nerazzurri schierarono per protesta la formazione Primavera) e
1966-67, quest'ultimo vinto sorpassando l'Inter proprio all'ultima giornata
(la Juventus vinse infatti con la Lazio 2-1 mentre i nerazzurri persero a
Mantova per 1-0).
Nella sua terza partecipazione europea, i bianconeri arrivano ai quarti di
finale della Coppa dei Campioni del 1962 contro il Real Madrid di Alfredo Di
Stefano, Puskás e Gento. Dopo una eliminatoria difficile (vittoria
madrilista per 1-0 a Torino e vittoria della Juve per 1-0, con rete di
Sivori, a Madrid: prima vittoria di una squadra italiana nella capitale
spagnola); il Madrid vince per 3-1 nella partita decisiva di Parigi.
Ma i successi in casa bianconera non si limitarono agli scudetti. Nel
1962-63 i bianconeri vinsero la Coppa delle Alpi, suo primo successo
internazionale, con quattro vittorie in altrettante partite (in finale batte
l'Atalanta 3-2) e, nel 1964-65, la Coppa Italia battendo l'Inter in finale
(1-0), ma in quella stagione la Juventus perse la Coppa delle Fiere
(antenata della Coppa UEFA) contro il Ferencvaros (finale unica, 0-1 a
Torino). Analogo destino avvenne nella stagione 1970-71 contro il Leeds
United, nonostante il doppio pareggio nella finale: 2-2 a Torino e 1-1 a
Leeds.
Nella stagione 1966-67, la Signora conquistò il suo tredicesimo scudetto,
giusto all'ultima giornata, ai danni dell'Inter. Alla vigilia dell'ultimo
incontro l'Inter precede la Juventus di un solo punto. I nerazzurri perdono
per 1-0 a Mantova (con errore del portiere Giuliano Sarti), mentre i
bianconeri battono in casa la Lazio per 2-0. L'undici Campione d'Italia è
formato da: Anzolin, Adolfo Gori, Leoncini; Giancarlo Bercellino I (giocherà
qualche partita, segnando anche alcuni gol importanti, il fratello,
centravanti, Silvino Bercellino II), Castano, Salvadore (arrivato qualche
anno prima dal Milan, in cambio di un altro sfortunato atleta: Bruno Mora);
Favalli (in alternanza con l'estroso Zigoni), Del Sol, De Paoli (autore, nel
girone d'andata, di un gol alla Lazio non convalidato perché non visto
dall'arbitro), Cinesinho e Menichelli. Presidente della società in quella
epoca era Vittore Catella, allenatore Heriberto Herrera, predicatore e
precursore paraguayano del "movimiento", primo esempio di calcio totale, poi
sviluppato e perfezionato, negli anni '70 del secolo passato, dalla
nazionale olandese di Johan Cruijff.
Nella Coppa dei Campioni della stagione successiva, la Juve, rafforzata con
il tedesco Helmut Haller, alla sua quarta partecipazione, arrivò alle
semifinali del torneo, ma perse contro il Benfica di Eusebio (0-2 all'andata
e 0-1 al ritorno).
Nella stagione 1969-70 debuttò in prima squadra il giovanile Giuseppe Furino,
che giocò fino al 1983-84, vincendo otto scudetti con la Juventus e
risultando ancor oggi, assieme a Giovanni Ferrari, il calciatore italiano
che ha vinto più tricolori.
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Fonte: Wikipedia
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