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La Juventus si classificò quarta nel campionato nazionale della stagione
1970-71. Il 26 maggio di quell’anno morì a soli 36 anni, per un male
incurabile, Armando Picchi, allenatore dei bianconeri da pochi mesi. La
Juventus, nella stagione successiva, con l'arrivo dell'allenatore ceco
Čestmír Vycpálek e di nuovi campioni del calibro di Dino Zoff (il più grande
portiere italiano della storia, in arrivo dal Napoli), di Fabio Capello
(dalla Roma), del giovane torinese Roberto Bettega (dal Varese, divenne in
seguito vicepresidente della società dal 1994 al 2006), di Franco Causio,
detto Il Barone (dal Palermo) e del libero (poi capitano bianconero) Gaetano
Scirea, vinse lo scudetto con un punto di vantaggio sul Milan.
Al termine della stagione 1972-73 è ancora scudetto, con un finale da
brivido. La Juventus, infatti, prima dell'ultima giornata si trovava al
secondo posto, insieme alla Lazio, con un punto di svantaggio rispetto al
Milan. Nell'ultima partita la Juventus vinse fuori casa contro la Roma per
2-1 (rete a 3 minuti dalla fine di Cuccureddu), mentre Milan e Lazio vennero
sconfitte, ribaltando così la situazione in classifica. Il Milan si prese la
rivincita in Coppa Italia battendo i bianconeri in finale ai calci di
rigore. Nella stessa stagione i bianconeri, senza giocatori stranieri nella
rosa (per via del divieto imposto dopo la sconfitta dell'Italia contro la
Corea del Nord ai Mondiali inglesi del 1966), raggiunsero per la prima volta
nella loro storia la finale di Coppa dei Campioni, ma persero a Belgrado
contro l’Ajax per 1-0, con gol iniziale (al 4') di Johnny Rep.
Il 28 novembre di quell'anno, la Juventus (che prese il posto del
rinunciatario Ajax) perse a Roma anche la Coppa Intercontinentale (in
seguito sponsorizzata dalla Toyota) contro l'Independiente: 0-1 contro i
"diavoli rossi" di Avellaneda, con rigore fallito da Cuccureddu quando la
gara era ancora sullo 0-0. Per di più, i dirigenti bianconeri avevano
l'accordo con gli argentini per disputare la finale in un'unica partita allo
Stadio Olimpico di Roma.
Nel 1974, dopo il Mondiale in Germania, iniziò un nuovo ciclo di grandi
risultati per la Nazionale guidata da Enzo Bearzot: quattro anni dopo, in
Argentina, l'Italia arrivò quarta, avendo nelle file molti giocatori
bianconeri: Pietro Anastasi, Romeo Benetti, Antonello Cuccureddu, Roberto
Boninsegna. In seguito, ai campionati mondiali in Spagna, fu costituito il
cosiddetto "Blocco Juve", che contribuì fortemente nella vittoria del
trofeo.
Allenata dall'ex-campione bianconero Carlo Parola, nella stagione 1973-74 la
Juve si classificò seconda in Serie A e raggiunse il Girone finale di Coppa
Italia. Nella stagione successiva, il club vinse lo scudetto e arrivò fino
alle semifinali della Coppa UEFA. Nel 1975-76, invece, non fu sufficiente un
girone di andata da record (26 punti su 30 ottenuti), poiché lo scudetto
finì nelle mani del Torino. In quell’anno furono ingaggiati altri campioni
come Marco Tardelli, Antonio Cabrini, Liam Brady e Roberto Boninsegna.
Nel 1976-77 fu chiamato sulla panchina bianconera Giovanni Trapattoni, il
Trap, che inaugurò un vero e proprio ciclo di vittorie. La Juventus vinse,
senza giocatori stranieri, lo scudetto con un finale entusiasmante: su 60
punti disponibili la Juventus si laureò campione totalizzandone 51 (record
storico nei tornei a sedici squadre, 24 i punti ottenuti in trasferta e 26
nel girone di ritorno), a nulla servono i 50 raccolti dal Torino. In più il
18 maggio, conquistò la Coppa UEFA (primo trofeo europeo per i bianconeri),
vinta in finale contro l'Atletico Bilbao grazie anche al nuovo regolamento
UEFA che introdusse il doppio valore per i gol segnati in trasferta: infatti
l'1-0 di Torino all'andata rese inutile al ritorno la vittoria degli
spagnoli a Bilbao per 2-1.
Gli Anni Settanta si chiusero con altri due successi: l'ennesimo scudetto
nel 1977-78 (nel frattempo i bianconeri arrivarono fino alle semifinali di
Coppa dei Campioni) e un'altra Coppa Italia, la sesta, nel 1978-79, battendo
in finale il Palermo per 2-1 dopo i tempi supplementari, in
un'indimenticabile partita disputata da Antonio Cabrini.
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Fonte: Wikipedia
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