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Il nuovo decennio, sempre con Trapattoni in panchina, si aprì all'insegna di
altri successi. Nel campionato 1980-81 venne conquistato nuovamente lo
scudetto e l'anno successivo la Juventus fece il bis, arrivando a quota 20.
La società ottenne così la seconda Stella d’Oro al Merito Sportivo (unica
squadra italiana ad averla ottenuta finora). In quegli anni giunsero alla
corte della Juventus nuovi giocatori, come i giovani Paolo Rossi (il Pablito
capocannoniere del Mundial spagnolo con 6 reti e Pallone d'Oro 1982),
Domenico Marocchino e Giuseppe Galderisi.
Il trionfo della Nazionale nel campionato del mondo in Spagna fu anche il
trionfo della Juventus. Della squadra che si laureò Campione del Mondo l'11
luglio 1982 a Madrid ben sei giocatori su undici titolari erano della
Madama. Oltre a ciò in quei mondiali si distinsero altri due giocatori che
proprio quell'estate erano arrivati alla corte della Juventus, ovvero il
polacco Zbigniew Boniek ed il francese Michel Platini, che avevano portato
le loro nazionali rispettivamente al terzo e quarto posto di quello mondiale
e che sarebbero stati tra i principali protagonisti della Juventus negli
anni successivi.
Con queste premesse i trionfi della Juventus si allungarono sempre più:
nella stagione 1982-83 ottenne un sofferto successo in Coppa Italia (per la
settima volta) battendo in finale il Hellas Verona: all'andata, a Verona, i
gialloblu si aggiudicarono l'incontro per 2-0, mentre nella gara di ritorno
la Juventus riuscì a ribaltare il risultato vincendo 3-0 dopo i tempi
supplementari. Nella stessa stagione la Juve vinse anche il Mundialito per
Clubs, ma perse ancora una volta l'epilogo della Coppa dei Campioni, dopo un
trionfale cammino (6 vittorie e 2 pareggi su 8 gare) ad Atene: ad avere la
meglio fu l'Amburgo tedesco con un beffardo gol segnato nei minuti iniziali
da Felix Magath.
Quella finale costituì l'ultima esibizione in campo con i colori della
Juventus di due giocatori che hanno fatto storia nel club come il portiere
Dino Zoff ed l'attaccante Roberto Bettega. Il primo si ritirò dall'attività
poche settimane dopo, il secondo concluse la sua carriera in Canada.
Nella stagione 1983-84 la Juve dominò in Italia e in Europa, conquistando da
una parte lo scudetto e dall'altra la Coppa delle Coppe, battendo in finale
il 16 maggio 1984 a Basilea il Porto per 2-1. Il 16 gennaio 1985 i
bianconeri vinsero la Supercoppa Europea a Torino, battendo in una grande
partita il Liverpool per 2-0 con doppietta di Zibì Boniek (soprannominato da
Giovanni Agnelli "il bello di notte", proprio perché si esprimeva al meglio
nelle partite in notturna di coppa).
L'anno successivo la Juventus approdò alla sua terza finale di Coppa dei
Campioni contro lo stesso Liverpool, detentore del trofeo. Si giocò a
Bruxelles, il 29 maggio 1985, nello stadio "Heysel" (adesso intitolato a Re
Baldovino del Belgio). Circa un'ora prima dell'inizio della partita
improvvisamente un gruppo di sostenitori del Liverpool scavalcò la rete che
divideva il loro settore da quello limitrofo per aggredire un gruppo di
tifosi della Juventus, sembra per reagire a qualche provocazione verbale.
Questo suscitò il panico degli altri sostenitori juventini che occupavano il
settore Z dello stadio e che cominciarono ad arretrare. La calca che ne
seguì fu drammatica e, complice anche il crollo del muro che delimitava il
settore, ben 39 persone persero la vita, 32 delle quali italiane. Molti
tifosi vennero soccorsi sul terreno di gioco, mentre altri corpi senza vita
vennero sistemati a bordo campo. Le due squadre erano negli spogliatoi senza
sapere cosa fosse esattamente successo e se la partita si potesse disputare
o meno. Alla fine l'UEFA e le autorità locale imposero di giocare. In
un'atmosfera resa surreale dalla tragedia, la Juventus vinse per 1-0 con
rete di Platini su rigore al 57', ma quella sera ci fu poco da festeggiare:
quella partita è ricordata come la Strage dell'Heysel. In quell’anno la Juve
concluse il campionato al sesto posto.
I bianconeri, senza Boniek, venduto alla Roma, e Rossi, ceduto al Milan, ma
con nuovi giocatori come il danese Michael Laudrup, Lionello Manfredonia e
Luciano Favero nella squadra, conquistarono un altro scudetto nella stagione
1985-86, grazie ad un iniziale sequenza di 8 vittorie consecutive e 26 punti
su 30 ottenuti nel girone di andata, e la prima Coppa Intercontinentale, l'8
dicembre 1985, battendo a Tokyo l'Argentinos Juniors per 6-4 dopo i calci di
rigore, dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul 2-2 in una
partita indimenticabile. La Juventus è ormai considerata una nuova potenza
calcistica europea.
Per la prima volta nella storia del calcio europeo una società aveva
conquistato le tre più grandi competizioni europee (Coppa dei Campioni,
Coppa delle Coppe e Coppa UEFA) e, con la Supercoppa Europea e la Coppa
Intercontinentale nella bacheca societaria, tutte le coppe a livello
mondiale. Pertanto la Juventus, avendo ottenuto questo tris di coppe in
Europa (definito Grande Slam), ricevette, della propria Unione delle
Federazioni Calcistiche Europee, la Targa UEFA nel 1987.
Al termine del campionato 1985-86 si chiuse il famoso "decennio Trapattoni",
una della ere più vincenti di tutti i tempi a livello di clubs. Trapattoni
ritornò poi alla guida della Juventus nel 1991-92, ma nel frattempo allenò
l'Inter. Il 17 maggio 1987 Le Roi Michel Platini, che in cinque stagioni con
la Vecchia Signora aveva vinto due campionati nazionali, due coppe europee
(una Coppa delle Coppe e una Coppa dei Campioni), una Supercoppa Europea e
una Coppa Intercontinentale, tre classifiche consecutive dei cannonieri
della Serie A e tre edizioni consecutive del Pallone d'Oro (dal 1983 al
1985), si ritirò dal calcio giocato, lasciando un vuoto in tutti i tifosi
bianconeri.
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Fonte: Wikipedia
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